Il diario di contaci

Riportiamo qui di seguito alcune frasi tratte dal blog Oltreilcancro:

 

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Amici e parenti

 

Renato mi abbracciava per riscaldarmi e potevo quasi toccare il suo dolore per il fatto di vedermi così debole

Ci sono quelli che davvero vogliono sapere come sto, pieni di sincera speranza e pronti a rallegrarsi se le cose vanno bene, ma capaci anche di accettare risposte negative, di capire che posso stare male e avere paura. E che magari non ho sempre la forza di rassicurare tutti.
A queste persone si fa fatica a rispondere che non stai bene, perché sai che ci tengono, che ci restano davvero male. E allora cerchi di proteggerle, di minimizzare, di tenere per te tutta la negatività, perché è inutile far preoccupare anche loro, soprattutto quando la paura è solo teoria.

Parlavamo di vita, delle cose di tutti i giorni, di libri, di viaggi, di lavoro, di quello che gli altri si dimenticano di chiederti perché spesso finiscono per vederti solo attraverso la malattia e non sei più una persona, sei “quella con il cancro” e pensano che nella tua vita non ci sia altro che quello.

“Ma tu sei forte”.
Me lo hanno detto o scritto in tanti in questi due giorni, facendomi le condoglianze.
Come se fosse un vantaggio.
Essere forte non ti fa soffrire di meno, ti permette soltanto di sopportare sofferenze ancora più grandi.

 

 

Paure

 

L’attesa è la cosa peggiore: devo aspettare il colloquio con l’oncologo per sapere cosa fare e nel frattempo posso fare solo congetture.

A volte mi pare che questi ultimi anni siano stati un susseguirsi di attese: il prossimo controllo, l’esito degli esami… sembra non ci sia mai una conclusione, ma solo l’inizio di un altra attesa, in uno stato continuo di incertezza, un’esistenza quasi sospesa. L’orizzonte temporale si riduce, diventa difficile fare programmi a lungo termine.

Mi manca quella voglia di cominciare, di fare, di mettermi alla prova, di lanciarmi in nuove avventure; l’orizzonte è diventato troppo stretto, non riesco a guardare più avanti del prossimo controllo, ho paura di iniziare cose che potrei non avere il tempo di portare a termine, non ho l’energia per affrontare nuove sfide.
Mi manca quella infinita speranza di futuro.

[…] Imbarazzo, vergogna per essere stata di nuovo costretta a chiedere aiuto, paura di disturbare… sono sensazioni che ricordo fin troppo bene, pesano come macigni, forse più di ogni altra cosa creano la sensazione di malattia.

“Non capisco perché la gente si faccia tanti problemi riguardo alla morte: cosa ci sarà mai da aver paura? Io non ho paura di morire, vivere è molto più pericoloso.

 

 

Tra medico e paziente

 

Un malato di cancro e la sua famiglia hanno già una bella dose di problemi da gestire. Sarebbe carino se non ci si mettesse anche la sanità pubblica a complicare le cose.

Per recuperare le TAC che avevo lasciato ai medici prima dell’intervento ho dovuto girare da un piano all’altro, da un reparto all’altro, mi sembrava di essere nel cartone animato “Le dodici fatiche di Asterix”, quando Asterix e Obelix per farsi rilasciare un documento vengono spediti da un ufficio all’altro fino a rischiare la pazzia…

 

 

Sorrisi

 

Da quel giorno di cinque anni fa ho ammirato, annusato e assaporato ancora cinque primavere, cinque estati, cinque autunni e cinque inverni, cosa che in quel giorno di marzo non davo affatto per scontata e che mi fa parecchio piacere.

Medico – Signora, come si sente?
La Maria – Potrei stare meglio. Ma potrei anche stare peggio, quindi non va poi tanto male.

In TV leggono l’oroscopo.
L’astrologa – Cari amici del Leone, nel fine settimana sarete piuttosto stanchi: evitate di uscire!
La Maria (che è del Leone e in questi giorni quasi non si regge in piedi): però, ci hanno azzeccato! Peccato, stasera pensavo di andare a ballare…

Una diagnosi di cancro ti lascia impaurita e confusa: hai bisogno di punti di riferimento stabili e coerenti, non di essere sballottata da un medico all’altro né tantomeno di sentirti dire cose diverse da ognuno di loro.

L’incertezza è la cosa peggiore. I giorni tra gli esami e i referti e tra i referti e le visite sono attese interminabili, intasate di ansia e preoccupazione e di domande a cui a volte si finisce per cercare risposta nei posti sbagliati.

La gente non vuole che il malato parli del cancro, che mostri la testa pelata, le occhiaie, il pallore… Perché quelle parole e quelle immagini suggeriscono che può capitare anche a loro, che non sono invulnerabili né immortali.

Dottoressa, sarebbe carino se non scaricasse su di me la sua frustrazione perché un collega è assente e lei deve seguire anche i suoi pazienti o perché chi gestisce gli appuntamenti non l’ha avvisata che nella mia TAC c’è qualcosa che non va. Vede, io ho già il cancro, non mi serve anche un’oncologa scocciata.

Tu stai male e hai paura, ma non lo dici perché sai che anche lui sta male e ha paura. Lui tace per non spaventarti e per non farti stare ancora più male. E tra voi rimane sospeso un silenzio pieno di paura e dolore inconfessabili.

Non importa quanto sei forte – o quanto lo sembri: quando sei malata, vorresti essere trattata con un po’ di delicatezza.

Alla fine delle terapie mi sono sentita abbandonata: il reparto era diventato un rifugio, un punto di riferimento. A casa ero sola, con tutti i miei dubbi.

Se scherzo sul cancro c’è sempre qualcuno che mi guarda storto, pensando che ne sottovaluti la gravità. Ma se lo si prende troppo sul serio, non se ne esce più.